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I personaggi (quasi) dimenticati un’intervista a don Quirico Punzi

di Franco Paolucci

Una lettera pubblicata sul numero di giugno 2014 di Porta Grande a firma di Maria Cecere invitava il nostro giornale a ricordare con stralci, episodi, lettere, la presenza delle varie persone che nel tempo hanno dato un contributo notevole e decisivo per l’accrescimento culturale e lo sviluppo del nostro paese. Anche se io sono la persona meno adatta a trattare questo argomento, in quanto non originario di Cisternino, l’invito di questa lettrice non poteva cadere nel vuoto.

L’ideale sarebbe riservare uno spazio dedicato a questi personaggi periodicamente, ma intanto sperando di soddisfare, almeno in parte, questa richiesta ricorderò la figura di don Quirico Punzi, con uno stralcio di una intervista del sac. don Saverio Ostuni allo stesso don Q. Punzi all’età di 98 anni. Colgo l’occasione per ringraziare Teodosio, il fratello di don Saverio, e la signora Margherita Pepe per la loro gentilezza e disponibilità

nel fornirmi il materiale registrato e la documentazione fotografica. Dedico questo piccolo ricordo agli alunni del Liceo Polivalente come inizio dell’anno scolastico 2014/15. Nell’intervista realizzata nel 1978, così chiedeva don Saverio a don Quirico Punzi: “Nel vedervi sempre chino sui libri quando passiamo da via Roma, noi ci commuoviamo sempre. Pensiamo: a che serve tanto studio per un uomo che è alle soglie del secolo? Ma

è proprio necessario studiare a questa età? Non si potrebbe a questa età vivere di rendita o di esperienza?”.

“Cari voi, cari miei paesani, io mi meraviglio che voi vi meravigliate, non si perde tempo, il minuto si guadagna per lavorare perché il Signore ha detto non perdete tempo, usate tutti il tempo che il Signore

vi dà nel lavoro, nelle opere, e naturalmente per arrivare alle opere bisogna pensarci, riflettere, ponderare, leggere, conoscere e senza di questo come si fa a lavorare? Quindi io sento il bisogno

assoluto di nutrirmi del pensiero degli altri per poter poi a mia volta pensare, riflettere, ponderare e operare… è una necessità assoluta… Socrate diceva che una cosa sola egli sapeva, di non sapere

niente. Anche io ancora… infinitamente più modesto, più umile… più bisognoso di tutto, ho bisogno di studiare sempre, di conoscere, di approfondire perché la verità è un oceano, non si tocca mai il fondo”.

 

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