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Editoriale febbraio 2019

Senza foto

di Gloria Erriquez

È risaputo: un articolo risulta più efficace se corredato da una foto. La foto è immediata, esplicita, sintetica, più facilmente memoriz­zabile e comprensibile perché veicola prontamente il messaggio verbale, la cui decodificazione richiede più tempo e riflessione, dandogli visibilità.

Per tale ragione, a questo articolo non saran­no allegate foto. Risulte­rà meno digeribile, più prolisso, lo leggeranno solo i più volenterosi: ce ne faremo una ragione. Ma non allegheremo foto perché quello che le foto riporterebbero ha già ab­bondantemente ottenuto notorietà immeritata , ad­dirittura dannosa. I fatti: nei primi giorni di feb­braio ci siamo ritrovati, in alcune vie del paese, muri e portoni imbrattati con bombolette spray. Gli episodi si sono ripetuti nei giorni successivi per mano, pare, di autori di­versi perché diverse appa­iono le loro opere: da tag di graffitari alle più sgraziate rappresentazioni di simboli fallici.

Se i primi richiedono un tantino di analisi in più, per i secondi non occorre scomodare psicoanalisti, sociologi, artisti e critici d’arte vari per definirli, senza tentennamenti, intollerabili atti di vanda­lismo, gesti lesivi del decoro. Più sono rimbalzati sui social, più sono stati vituperati e condannati e più gli autori si sono convinti, probabilmente, della genialità dei loro gesti, reiterandoli. Il sinda­co ha sporto formale denuncia contro ignoti e ha tuonato, dal suo profilo FB, contro i responsabili, sempre che vengano individuati con l’aiuto delle forze dell’ordine e di tutti i cittadini, promettendo misure esemplari e drastiche.

Tanti i commenti di gente giusta­mente infuriata e sgomenta: chi se la prende con i genitori che la­titano e non assolvono al loro compito educativo, chi se la prende con l’amministrazione che dovrebbe adottare misure per tutelare la sicurezza e offrire ai ragazzi migliori opportunità per “ammaz­zare” l’abulia, chi se la prende con i media che propongono model­li ormai eticamente molto discutibili, chi con la droga che scorre a fiumi. Chi definisce gli autori ragazzini annoiati, chi delinquenti, chi disagiati, chi incompresi, chi soli, chi deficienti, chi propone provvedimenti severi, multe salate, lavori socialmente utili, zappe per dissodare la terra, chi invece, rievocando il sistema preventi­vo, suggerisce di parlare, comprendere, dialogare. C’è chi parla di arte...

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